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Il significato di essere Pieve

Pieve

Il termine pieve viene dal latino Plebem che si deve intendere nel significato di comunità, popolazione unita nella fede di Cristo.

Le pievi furono le prime forme organizzative della struttura ecclesiastica cristiana nel territorio diocesano rurale. Il termine “Pieve” indicò dapprima la comunità di fedeli, quindi passò a designare la circoscrizione territoriale (Plebatus) nel cui ambito risiedeva la stessa popolazione e solo in un secondo tempo coincise con l’edificio di culto in cui avvenivano le funzioni sacramentali, prime fra tutte il battesimo.

Le chiese battesimali sono chiamate “Pievi”: la Pieve era la chiesa battesimale, cioè per battezzare i propri figli bisognava venire solo in questa chiesa.

Ebbene la Pieve di Budrio di Bologna ha avuto questo diritto esclusivo per mille anni: dal 401 al 1404. Nel 1404 avvenne un episodio importante sia per la pieve che per la comunità budriese: la concessione del fonte battesimale alla chiesa di San Lorenzo di Budrio. Il curato di San Lorenzo assieme ai massari del Comune chiedono il diritto di poter battezzare nella chiesa principale del castello, che di lì a poco diventerà parrocchiale sotto la guida dei Servi di Maria (1406); che per l’appunto quest’anno festeggiano 600 anni di presenza nel territorio budriese.

L’essere la chiesa battesimale costituiva un importantissimo privilegio ecclesiastico. Nel 1106 si ebbe il riconoscimento ufficiale e la designazione a “Pieve” di Budrio da parte del vescovo Vittore II, con l’assegnazione di 5 canonici ed un arciprete oltre che di molte rendite.In questo periodo la giurisdizione ecclesiastica della Pieve di Budrio di Bologna andava dal fiume Idice al torrente Quaderna e da Castenaso all’imboccatura dell’Idice nelle valli. Ciò significa che tutte le chiese, gli oratori e le popolazioni residenti in questi territori dipendevano dalla Pieve dei SS Gervasio e Protasio e non solo per la somministrazione del battesimo. La pieve infatti costituiva il luogo di raduno per le comuni manifestazioni religiose, sacramentali e liturgiche, ma era anche la sede di coordinamento e riferimento capillare per l'organizzazione pubblica, fiscale, giudiziaria e militare.

Le prime menzioni della Pieve di Budrio di Bologna su documenti cartacei risalgono al 983 e consistono in contratti agrari conservati all’Archivio di Stato di Bologna, in cui il territorio pievese viene indicato come “vico Lepidiano” (fondo lepidiano).


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CONCESSIONE DEL FONTE BATTESIMALE di Pieve di Budrio nel 1404

A testimonianza della cessione del diritto di battezzare anche a San Lorenzo di Budrio oltre che nella Chiesa madre di Pieve di Budrio abbiamo una lapide (foto sopra) che reca la seguente iscrizione:

BUTRIENSIBUS CONCESSUS

FONS BATISMALIS ANNO MCDIV(sic)DIE VIUNII

Trascrizione (desunta dal Golinelli): An.D.MCCCCW die V Junii D. Rogerius quon. eximii Leg. Doct. D. Joan. De Lapis de Bononia Archipr. Plebis SS. Ger-vasii et Protasii de Butrio et cano­nici ejusdem concesserunt homini-bus dicti Castri, quod possint eri­gere fontem Baptisimalem in Ecclesia S. Laurentii sita in dicto Castro Butrii et quod clerici secu-lares vel religiosi dictae Ecclesiae S. Laurentii de caetero valeant baptizare infantes nascituros in dicto castro et eius comitatu excep-tis infrascriptis diebus in perpe-tuum vide licet Resurrectionis, Penthecostes, SS. Gervasii et Pro-tasti et S. Mariae mensis Augustis et vigiliis dictorum festorum, nec debent dicti clerici aliquo unquam tempore benedicere per se vel alios aquam dicti Fontis intra Castro Butrii, sed debent personaliter accedere ad dictam Plebem singulo anno in perpetuum in die Sabbati Sancii una cum Massario et ali-quibus hominibus dicti Castri et ibi benedicere cum aliis Clericis Plebanatus Fontem Plebis et de dieta aqua et non de alia portare ad dictam Ecclesiam S :Laurentii et singulo anno dicto die offerre super altare Plebis cereum unius librae, debentque dicti homines solvere dictae Plebis decimas etpri-mitias prout ante tenebantur nec prò dictorum obtentu licet clericis dicti S -.Laurentii ipsas colligere sunt enim Plebi reservatae, nec in eis, nec etiam in aliis iuribus dic­tae Plebis per praedicta est in ali­quo derogantum. Quodlibet prae-dictorum debet servarì sub poena quingentarum librarum Bonon. De hoc sunt rogati........

Traduzione: Nell'anno 1406 il giorno 5 di giugno, Domino Ruggero, del fu Domino Giovanni esimio dottore in legge, De Lapi di Bologna, Arciprete della Pieve dei Santi Gervasio e Protasio di Budrio e i suoi canonici conces­sero agli uomini di detto castello che possano erigere un fonte bat­tesimale nella chiesa di S. Lorenzo  posta  in  detto  castello  di Budrio e che i chierici, secolari o religiosi, di detta chiesa di S. Lorenzo d'ora innanzi abbiano il potere di battezzare i bambini che nasceranno in detto castello e nel suo contado per sempre eccetti gli infrascritti giorni cioè: Pasqua, Pentecoste, SS.Gervasio e Protasio e Assunzione di Maria e le vigilie di dette feste, e non debbano detti chierici mai in alcun tempo benedire loro stessi o per mezzo di altri l'acqua di detto fonte dentro il castello di Budrio, ma debbano personal­mente andare a detta Pieve ogni anno per sempre il giorno del Sabato Santo insieme al massaro e qualche uomo di detto castello e lì benedire con gli altri chierici del Plebanato il fonte della Pieve e trasportare un pò di quest'ac­qua e non di altra alla detta chie­sa di S. Lorenzo e ogni anno lo stesso giorno offrire all'altare della Pieve un cero di una libbra, e debbano detti uomini versare a detta Pieve le decime e le primi­zie secondo quanto prima erano tenuti (a fare) e non è consentito ai chierici di detto S. Lorenzo raccoglierle per il loro tornacon­to, sono infatti riservate alla Pieve, e non si deve in alcun modo venir meno a questi e ad altri privilegi di detta Pieve per quanto riguarda le suddette cose. Qualunque delle predette cose deve essere osservata sotto pena di cinquecento lire bolo­gnesi. Riguardo a ciò sono stati rogati... [...]