IMG_1572_FILEminimizer.JPG

L'organo



Durante il restauro conservativo delle decorazioni interne della chiesa del 2007, eseguendo alcuni saggi di pulitura sulla cassa d'organo si è portato alla luce la seguente scritta: ELEEMOS./ PIORUM / ANNO / 1733

Per inciso, la cassa d'organo è quella costruzione in legno, finemente lavo­rata, appoggiata al muro che copre le canne dell'organo. Sappiamo che l'organo attuale fu inaugurato nel 1885 in occasione del centenario della B.V. dell'Edera e, appunto sull'ovale, nella parte alta della cassa, c'era "1885" scritto in rosso.

Tutti pensavamo fosse la data di costruzione di tutto l'organo, ma ora sco­priamo che la cassa fu costruita sull'organo preesistente nel 1733, come appare nella scritta che abbiamo citato all'inizio e che significa: "con le ele­mosine dei pii, nell'anno 1733". Un bel salto all'indietro: 152 anni!

Una bellissima cassa d'organo di inizio 700, i cui colori originali sono: turche­se, avorio, oro e argento magistralmente combinati.

Si può notare inoltre che lo stile degli ornamenti della cassa è stato ripreso negli stucchi di tutta la chiesa: il maestro stuccatore si è ispirato alla cassa d'organo già esistente, creando un insieme armonico di ottima fattura. Gli stucchi sono molti fini e ben fatti: non si notano assolutamente i punti di "cucitura" tra le parti preparate in laboratorio poi applicate dall'abile mae­stro stuccatore.

L’organo è collocato sulla porta d'ingresso, pro­tetto da una balconata, , costruito nel 1885 dalla ditta Inzoli di Crema, autri­ce anche dell'organo della catte­drale di Cremona. Venne inau­gurato domenica 18 ottobre 1885 con un concerto diretto dai maestri Roncagli e Raffaele San­toli. Commissionato dall'allora arciprete Pietro Respighi, poi cardinale, l'«instrumento liturgi­co sinfonico» a 58 tasti, il cui timbro è particolare, reca nel leg­gio situato sulla tastiera un curioso e originale foglio di "Avvertenze... su come funziona il meccanismo..., sul modo di fare il crescendo e un fortissimo..., su come accordare gli stru­menti a lingua...".