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Intorno agli anni 1100 la pieve costituiva il luogo di raduno per le comuni manifestazioni religiose, sacramentali e liturgiche, ma era anche la sede di coordinamento per l’organizzazione pubblica, fiscale, giudiziaria e militare. Il sagrato della chiesa diventa punto d’incontro per transazioni e negozi giuridici, i contratti agrari venivano rogati in loco; ancora il sagrato era il luogo di mercato, di solito con cadenze settimanali o in occasione della festività del santo patrono.

La canonica

La canonica

Non abbiamo molte notizie sulla storia e l'evoluzione del fab­bricato della canonica. Probabil­mente esisteva già nel 1106, quando venne ordinata Pieve dal vescovo di Bologna Vittore II e le furono assegnati cinque canonici oltre all'arciprete. La canonica è raffigurata per la prima volta nel disegno di Ignazio Danti del 1578, pur con dimensioni certa­mente minori e caratteristiche architettoniche diverse rispetto all'attuale.

Guardando la facciata è pos­sibile trovare le tracce delle numerose trasformazioni che hanno coinvolto nel tempo l'edi­ficio, parallelamente alla crescita della chiesa. Gli interventi prin­cipali eseguiti sul fabbricato della canonica, dei quali si tramanda notizia, risalgono al XVI sec. L'e­dificio venne ampliato nella parte anteriore, verso il piazzale, a partire dal 1627, nell'ambito dei grandi interventi di rinnova­mento del complesso ecclesiasti­co, voluti dall'instancabile arci­prete Don Gian Giacomo Ferri.

L'architettura odierna risale alla prima metà del XIX sec, quando Don Domenico Landi decise consistenti interventi di ristrut­turazione, dato il grave degrado in cui versava l'edifìcio.

Attualmente ospita al piano terra gli uffici, la biblioteca ed i locali per le attività della parroc­chia; al piano superiore sono col­locati l'alloggio del parroco e le stanze per gli ospiti. Particolare è la grande loggia centrale, sulla quale si aprono i vani laterali e da cui, oltre un grande portone ligneo, partono le scale che por­tano alle cantine ed agli alloggi dei religiosi. Ampia e luminosa, nelle intenzioni progettuali ori­ginarie doveva consentire il rico­vero dei viandanti, la sosta e l'in­contro dei numerosi parrocchia­ni, al riparo dalle intemperie.

Notevoli, per l'imponenza degli archi in muratura a vista, sono le cantine seicentesche.
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Particolare della decorazione in ferro battuto che sovrasta il portone d’accesso alla scalinata interna della canonica. Sono leggibili le iniziali dell’arciprete Domenico Landi, promotore dei lavori