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Storia della Beata Vergine dell'Edera

Nella zona occidentale di Budrio seguendo via Partengo, nell’incrocio con via Edera e via Amorini S. Antonio troviamo una cappella dedicata alla Madonna dell'Edera, qui venerata da tre secoli.

Nei primi anni del 1700, in questo incrocio, fu appesa su di un Moro (Gelso), per grazia ricevuta, una formella di terracotta raffigurante la Madonna del Pilar.

Col tempo il gelso venne completamente avvolto dalla pianta di edera, tanto da seccarsi. L’immagine era circondata dall’edera, avviluppata al tronco secco del gelso con un fogliame così rigoglioso da formare una specie di fioriera. Si cominciò, così, a chiamarla comunemente Madonna dell’Edera.

Molti si fermavano per una preghiera, per chiedere protezione nel cammino. Il moro cresceva in un punto strategico, nel crocevia fra due strade antiche: via Partengo, che per secoli è stata chiamata Via della Pieve (contemporaneamente, anche Via Fiumana poiché da Budrio avanza verso l’Idice) e via Edera, anche questa via poggiante su una linea di centuriazione, il cardine che prosegue nella Via Amorini S. Antonio.

 

1784: primo miracolo

Negli anni dal 1784 al 1790 dispensò numerose grazie e miracoli.

 

I devoti arrivavano numerosi portando candele che in breve riempirono la nicchia ricavata nel moro.

La notte del sabato 27 maggio 1786 le candele davanti all’immagine, provocarono un incendio devastante. Tutto andò in cenere; tra i carboni si recuperò la formella della Madonna rotta in tre pezzi. Fattala aggiustare, l’arciprete della Pieve, don Francesco Verardini Prendiparte, la collocò subito, la domenica 28 maggio, su quanto era rimasto dell’albero.

In un mese l’edera si seccò.

Il moro, invece, che pure prima dell’incendio era secco, con l’incendio era completamente bruciato e sembrava sul punto di cadere, ricominciò miracolosamente a rifare le foglie, segno per i devoti della benedizione della Vergine su quel luogo.

Tuttavia questa soluzione provvisoria non sembrò conveniente e don Verardini decise di far costruire una cappellina in muratura per ospitare degnamente l'immagine.

I lavori cominciarono il 24 luglio 1786 con maestranze locali. Nel mese di novembre l'edicola, a forma di tempietto, era già pronta e vi fu sistemata la terracotta della Madonna in una nicchia ricavata nel muro. Si era provveduto a rifare la cornice in gesso e a collocare sul davanti una piccola mensola per i vasi di fiori.

Il 15-16 Agosto 1789 si celebrò per la prima volta la festa solenne della BV dell’Edera.  Don Francesco Verardini benedisse la Santa Immagine nella Sacrestia della chiesa della Pieve alle ore 18 del 15 Agosto, dopo la collocò nell'Altare della chiesa e stette esposta tutto il giorno 16. Alla mattina si celebrano sette  S. Messe a partire dalle ore 6 con la cantata a due voci, con trombe da Tiro e bassi e accompagnamenti con chiavetta. Nel dopo pranzo si cantò il vespro e dopo si fece la processione con la Santa Immagine, per la strada maestra sino alla sua Residenza dove si diede al popolo la santa benedizione; indi si tornò indietro per la stessa strada al rullo dei tamburini: e allo sparo dei mortaretti, e si faceva eco con il suono dei corni da caccia dai balconi e dalle finestre. Alla Chiesa della Pieve si diede di nuovo la benedizione nella piazza e poi la si portò dentro in Chiesa e stette esposta sino al Ave Maria.

 

Negli anni la celebrazione diventò sempre più ricca: si invitavano predicatori di fama, cantori da Budrio e da Bologna, banda musicale, violini e corni che accompagnavano la processione. L'organizzazione divenne sempre più complessa, e così si venne a creare la Compagnia della Beata Vergine dell’Edera che si occupava del culto della BV, con uno statuto che la regolamentava.

Grande impulso alla devozione alla Beata Vergine dell’Edera la diede sul finire del 1800 Don Pietro Respighi, divenuto poi Cardinale. Un suo compagno di studi Mons. Achille Ratti diventerà papa (Pio XI), il quale ricorderà commosso la visita fatta alla Madonnina di Pieve di Budrio. Nel 1880 il Card. Respighi affidò l'immagine della B.V. dell'Edera alla famiglia Poli Edoardo che abitava la casa padronale del fondo Edera.

Nei primi del novecento l’immagine in terracotta della "Madonnina" dell'Edera, popolarmente così chiamata a dimostrare l'affettuoso legame con il territorio, era appesa in molte case a protezione delle famiglie: la “Madonna di famiglia”.

In occasione del 150° anniversario della sua origine, le fu dedicata nella chiesa di Pieve di Budrio una cappella, che fu abbellita con stucchi. In quell'occasione, per esprimere la sua devozione, il poeta budriese Gigi da Budrio (Luigi Magli) diede alle stampe un libretto, La Madonnina dell'Edera, che contiene, insieme a suoi componimenti in onore della Vergine, anche parte del manoscritto di Giuseppe Sovrani che descrive i primi anni di storia della BV.

I segni di devozione continuarono negli anni, così come la cura sollecita nella custodia dell'edicola. E' a questa cura che si deve il recupero dell'immagine della Madonna durante il periodo bellico: la notte del 19 aprile 1944 la mise in salvo, preoccupata da possibili bombardamenti, Gianna Poli, nipote di quella Elisa Poli Generali che per 50 anni (1885-1935) ne era stata attenta custode. Appena mezz'ora dopo, i tedeschi fecero saltare il ponte sullo scolo presso la cappellina, che andò anch'essa completamente distrutta.

Finita la guerra, la sua ricostruzione, uguale all'originale, fu una delle prime opere volute da don Sebastiano Lenzi e realizzata con il concorso dei parrocchiani (1948).

Contemporaneamente si riprese l'antica consuetudine del rosario nel mese di maggio e della festa solenne con processione il giorno dell'Assunta. Per molti anni l'ambiente intorno rimane campagna, con vasti campi di grano dietro al tempietto, ma la via della Pieve diventa sempre più trafficata, tanto che nel 1956 sul Bollettino si sottolinea che durante il rosario "il traffico ognora crescente sta diventando una cosa preoccupante", ma si continua a recitarlo, perché "il pregare così sulla via è una bella professione di fede".

Nel 1965 Gianna Poli dona alla parrocchia di Pieve 1500 mq. di terreno nella parte posteriore su cui sorge la cappella, ciò renderebbe possibile il suo spostamento un po' più all'interno, lontano dalla strada. Fra valutazioni e pratiche burocratiche passa circa una decina di anni; nel frattempo, nell'inverno del 1970, la formella in terracotta raffigurante la Vergine viene rubata ed è sostituita, momentaneamente, con la tela che era posta in chiesa, nella cappella a Lei dedicata.

Nel 1982 il grande sviluppo edilizio, con l'insediamento di nuovi quartieri, e l’ampliamento della strada di via Edera rende necessario lo spostamento dell’edicola di una cinquantina di metri all'interno.

Così il bicentenario del 1985 sarà festeggiato nella nuova sede, con pure un'immagine nuova, commissionata dall'arciprete don Agostino Vignoli. Le feste furono solenni e grandiose, a dimostrazione della fervida devozione alla Madonnina dell'Edera, alla quale fu intitolato anche il circolo parrocchiale allora istituito.

Negli anni le abitazioni sono arrivate fino alle spalle della cappellina e numerosi sono stati gli interventi di sistemazione della sua area, dal prato creato tutt'intorno alla tettoia antistante.

E se "l'immagine idillica del 1908, in cui il tempietto spalancava la sua porta in mezzo a frondosi, antichi alberi, è solo una bella memoria" - come scriveva Fedora Servetti Donati nel 1993 - tuttavia la cura di questi anni nel ripopolare la zona di verde, alberi, cespugli, fiori e una rigogliosa siepe di edera, a ricordo dell'origine del suo nome, ne fa ancora un luogo particolare. E soprattutto testimonia che la venerazione per la Madonnina continua ad essere l'espressione di un culto forte ancora oggi, tangibile nelle preghiere dei fedeli che qui recitano il rosario, nell'impegno di tanti ad organizzare la festa del 15 agosto e pure nel lavoro di quei parrocchiani che ne mantengono viva la memoria raccogliendo con perizia documenti, notizie, immagini, fonti preziose anche per questa ricerca.

 

L'IMMAGINE

B.V.E._30.jpgL’iconografia dell’immagine della Madonna dell’Edera è quella della Madonna del Pilar: la Vergine al centro su una colonna (in spagnolo pilar), con ai lati l’apostolo San Giacomo Maggiore ed il martire San Pietro d’Arbues.


San Giacomo Maggiore (a sinistra):

Apostolo, figlio di Zebedeo e fratello di S. Giovanni Evangelista. Patrono della Spagna.

San Pietro d’Arbues (a destra):

Scolaro del Collegio di Spagna. Religioso spagnolo, canonico regolare di Sant’Agostino. Martire nel 1485.

La promulgazione del Vangelo in Spagna avvenne grazie all’apostolato di San Giacomo Maggiore, al quale nella città di Saragozza, gli apparve la Vergine Maria con in braccio il Figlioletto, in piedi sopra una colonna di prezioso marmo. Sul luogo fu costruito un grande tempio dedicato a S. Maria del Pilar (in lingua spagnola pilar significa colonna). La devozione per questa Madonna era particolarmente viva in Spagna.

Il Collegio di Spagna che aveva dei beni a Castenaso diffuse questo culto anche nella  provincia di Bologna. Nel 1672 fece costruire, in suoi terreni, una cappellina o oratorio a Lei dedicato posto fuori Porta San Vitale nel comune di Castro Nasica (Castenaso). All’interno venne collocata una tela della Madonna del Pilar fatta dipingere da Gianbattista Bolognini senior (1611-1688) di Bologna. Quest’immagine che rievocava l'episodio dell'apparizione dispensò numerosi miracoli, tanto che molti venivano da diverse parti d’Italia per ottenere varie grazie. Nel 1745 l’immagine fu translata dall’oratorio all’altare maggiore della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista di Castenaso.

 

La devozione per questa Madonna si estese alle terre limitrofe e quindi anche a Budrio.

Fu in quel periodo che in un incrocio di Pieve di Budrio venne appesa ad un moro, per grazia ricevuta, una formella di terracotta raffigurante la Madonna del Pilar. Nel tempo il moro e con esso l’immagine vennero avvolti dalla pianta di Edera. Si cominciò, a quel punto, a chiamare la formella comunemente Madonna dell’Edera.

L’immagine originaria in ceramica policroma si presume sia stata fatta e cotta alla fornace Boriani dietro la via fiumana, al presente detta la fornace delle Olle.

 Giuseppe Sovrani riporta la descrizione dell’Immagine nel 1784 nel seguente modo:

“ Fino a 1'anno 1784 si conservava inquel albero il quale da molti era creduto secco essendo stato molti anni che non si era veduto una foglia di Moro eccettuato la Ledra; ed al presente si vede delle bellissime foglie verde di Moro che si stà incantati, il qual Moro non a altro che la scorza di fuori, essendo voto di dentro. La Ledra era molto verde, era questa una meraviglia, anzi un Miracolo vedere un Ledro così bello e grande che molti passeggieri si stavano a mirarlo con molta gioia e molti pellegrini dicevano di non averne mai veduto un simile per tutto il Mondo. Era dunque fatto nella maniera seguente. L'Immagine era alta da terra una scala di dodici scalini o siano pioli; stava in mezzo ad un ornato di Gesso con sue collonine e vari serafini, con  sotto 1'Immagine di S. .Francesco di Paola, con intorno una incassatura di legno inverniciato di Turchino e il coperto di sopra pure di legno a grondali. Nalzavano di fuori dei regoli pure di legno con  suoi archi che venivano a formare un nicchio con sotto una scafetta da mettervi dei candelieri e dei vasi. Questo nicchio stava sopra un robusto regolo che era dentro al detto Moro il quale era voto dalla parte di mezzo giorno, non vi essendo dalle altre parti che la scorza grossa quattro dita: vi era pure da due lati due grossi Ledri della grossezza di uno gamba mediocre, avendo sì gran broccame che venivano a formare una fioriera di quelle che si portano le Immagini della B.V. in processione. Questi andavano sopra al detto nicchio e veniva a formare un bel mazzo tondo, e poi veniva a basso tutto pari e sotto alla scafetta veniva a formare la Grembalina del frontale. Era sempre verde e al tempo che fa la sua semente era una meraviglia vedere tutti quei mazzetti di granelli neri con intorno si gran quantità di api ed altri animaletti che facevano una melodia meravigliosa.”


Documenti

riproduzione anastatita del libretto edito nel 1935 di Gigi da Budrio sulla storia della Beata Vergine dell'Edera che riprende il manoscritto di Giuseppe Sovrani del 1800



Tratto da  Budrio Casa Nostra  (F.Servetti Donati)


Tratto da: Le tracce del sacro.

Ode alla Beata Vergine dell'Edera: preghiera scritta dal
Can. Ferdinando Verri Arciprete di S.Maddalena di Cazzano nel 1935

Gli scritti sull'origine della B.V. dell'Edera

Giuseppe Sovrani, fornaciaio della Pieve di Budrio, è la persona a cui dobbiamo la riconoscenza ti averci trasmesso le origini e la storia del culto della Madonna dell'Edera, insieme a verbali e resoconti, nel Libro de Decreti e Costituzione della Compagnia della B.V. eretta nella Chiesa Arcipretale de SS.mi MM.ri Gervasio e Protasio della Pieve di Budrio (1792-1915). Fra i promotori più appassionati della devozione alla santa immagine, egli ci lascia una narrazione fresca ed efficace, tutta tesa a fornire una testimonianza veritiera, come dichiara all'inizio del manoscritto: La presente storia è scritta da Giuseppe Sovrani testimonio oculare di quanto si dice e che fu Custode di detta B.V. dal principio di Novembre del Anno 1784 sino alla fine di ottobre 1800 [...] e che il medesimo fu sempre Secretario della Compagnia eretta l'anno 1792 e perciò consapevole di tutto quanto è scritto.

I miracoli

Fino al 1784 fu meta solo di una sosta per un'orazione, ma presto la Madonna dell'Edera cominciò a dispensare grazie e miracoli: il primo fu la guarigione del budriese Luca Tubertini, afflitto da gravissima febbre, che, a ricordo, fece fare "una tavoletta di legno nella quale è dipinta l'immagine nel albero, ed egli da un lato supplicante".

Si sparse la fama dell'evento e i devoti arrivarono numerosi a chiedere l'aiuto di Maria, portando offerte, ex voto e candele che in breve riempirono la nicchia.

Il Sovrani annota accuratamente i fatti nel seguente modo:

Nell’anno 1785 la Madonna operò molti miracoli e grazie. Ricordiamo nel mese di Ottobre: Angelo di Domenico Franceschini e di Maria Stignani in età di anni 4 non aveva ancora cominciato andare essendo storpio dai piedi e privo di forze. Li suoi genitori lo condussero a questa Immagine tre sabati, due o tre mesi avanti, ma la B.V. che voleva si raccomandassero di vero cuore non li volse far la grazia: passato questo tempo li genitori dissero: Angiolino tu sei stato tante volte alla B.V. della Ledra, ti ha mai detto che li torni! rispose il fanciullo, ella mi disse che io andassi da lei con due bastoni.

Il padre fa due crucette e gliele da, il fanciullo le prende e co­mincia andare da per se:  lo conducono di nuovo alla B.V. e comin­cia andare senza le crucette le quali lasciò in dono alla B. V. Il padre fece fare una tavoletta in memoria del Miracolo, nella quale vi è dipinta la B.V. dal lato destro e dal sinistro la madre che con­duce Angiolino mano. In detto anno uno della famiglia Fortùzzi essendo gravemente infermo si raccomandò alla B.V. e restò sano ed in memoria della grazia fece fare una tavoletta nella quale si vede lui giacente in letto. Il Rev.mo Sig. Don Sebastiano Benassi Curato di Vigorso non ci vedeva più lume: raccomandandosi a questa B.V. riebbe il Vedere. Molti altri miracoli e grazie operò M.a SS.a che per brevità si tralasciano, poiché venivano da tutte le parti le genti e tutti si partivano consolati. Onde si cominciò a sollennizzare la festa alla meglio che si poteva ed in quest' anno si fece alli 18 settembre, dove si ornò la B.V. con fiori e con apparati e alla sera si cantarono le Litanie ed altre preci e si spararono 50 mor­taretti. Sino dal mese di Novembre del anno passato si incominciò a dire il rosario il sabato sera verso l'Ave Maria e si continuò per vari anni con concorso di molto popolo al principio, che a poco a poco si andò scemando tanto che bisognò cessare a fu 1' anno 1790. (questo per ragioni della così detta Gironda).

 

La Compagnia della Beata Vergine dell'edera

La "Compagnia degli Anni di Maria", comunemente detta "della Beata Vergine dell'Edera", fu fondata la prima domenica di gennaio del 1792 per decisione dell'arciprete don Francesco Verardini e del cappellano don Giovanni Evangelista Santini, inizialmente con 73 iscritti. Il 2 febbraio dello stesso anno fu convocata una "Congregazione generale" allo scopo di discutere ed approvare le norme statutarie. Le finalità e i compiti degli affiliati sono indicati in nove Capitoli.

Prima di tutto si decretò che la Compagnia fosse eretta in onore delli Anni di Maria, sotto il titolo della Ledra, e che la festa sia sollennizata il giorno del Assunzione di Maria V. al cielo. Si decretò ancora che entro il mese di Settembre di ogni anno si faccia la Congregazione generale per il rendimento dei conti e l'estrazione degli ufficiali.

La festa del 15 Agosto era completamente a carico della Compagnia che, non possedendo beni mobili o immobili, doveva trovare risorse nelle quote degli associati e nelle collette che si potevano fare al tempo dei raccolti della canapa e del frumento, oltre che, naturalmente, nelle donazioni individuali. Possono iscriversi sia uomini che donne in età non superiore ai 35 anni (clausola che poi venne eliminata), con l'obbligo di partecipare alla processione delle feste dell'Assunzione, il 15 agosto, e del Santissimo Sacramento, il martedì di Pasqua: gli uomini con la cappa bianca, le donne recando una candela accesa. Fra i doveri dei confratelli c'è anche l'assistenza spirituale ai morenti, e, post mortem, l'offerta delle messe in suffragio. "Rettore e Capo", senza necessità di elezione, sarà sempre l'arciprete pro tempore della Pieve, che insieme al priore convocherà ogni anno una adunanza generale per revisionare i conti e prendere le decisioni necessarie per il culto della Madonna dell'Edera e l'organizzazione della festa. In questa occasione verranno eletti il priore e i consiglieri.

I Capitoli furono approvati all'unanimità dai 36 presenti; saranno, negli anni successivi, a periodi alterni, rinnovati o leggermente modificati, ma nella sostanza non cambiarono mai. Segretario fu proclamato Giuseppe Sovrani, come egli, all'inizio del nostro documento, aveva scritto.

Dopo questa prima parte sulle origini, la struttura della narrazione cambia: non più un racconto fluente, ma brevi resoconti, una sorta di verbali, costruiti tutti nello stesso modo, scanditi intorno a due date annuali, quella del 15 agosto - celebrazione dell'Assunta - e quella (settembre o ottobre) della congregazione annuale della Compagnia. Tale forma verrà mantenuta, con pochissime modifiche, anche nella sezione redatta dai successori del Sovrani, fino al 1915. E tuttavia, pur nella essenzialità delle descrizioni, si ritrovano ancora vivaci note personali, come l'indicazione del clima nel giorno della processione, che permette o meno la benedizione nel piazzale antistante la chiesa; o le condizioni della strada, a volte troppo polverosa, così che si preferisce passare, nel tragitto dalla edicola alla Pieve, per il prato; o la bellezza degli "apparati" costruiti in onore della Madonna.

Le concise ma numerose informazioni ci permettono così di ricostruire con sufficiente precisione la storia della Compagnia e, insieme, quella della devozione popolare diffusasi fra i fedeli. Esse ci mostrano come, fin dall'inizio, sia forte l'impegno dei confratelli a rendere sempre migliore il culto: nel 1794 si dotarono di una fioriera processionale e di uno stendardo; contemporaneamente decisero la costruzione, nella chiesa arcipretale, di una cappella - la quarta di sinistra, oggi intitolata a Santa Clelia Barbieri - dedicata alla Madonna dell'Edera, raffigurata in una tela fatta dipingere per l'occasione e lì appesa. E indicano pure come via via negli anni si introdussero cambiamenti nei Capitoli, da semplici aggiunte quali l'obbligo per le donne di una fascia azzurra alla cintura, a sostanziali innovazioni: ad esempio, a partire dalla metà dell'Ottocento, l'elezione, accanto al priore, di una priora a guida delle consorelle. Fondamentali poi alcune annotazioni che ricollegano le vicende della Compagnia a quelle nazionali: nel 1798 l'impossibilità di fare la processione con la santa immagine fuori dalla chiesa, "essendo stato proibito dalle autorità del infame governo francese", quello della repubblica Cisalpina costituita da Napoleone Bonaparte; le varie disposizioni prese in seguito ai decreti napoleonici di soppressione delle confraternite, che portano, nel 1810, al confluire della Compagnia della Beata Vergine dell'Edera in quella del Santissimo Sacramento - ricostituita nel 1807 dopo un periodo di sospensione - che si assume il compito di celebrare la festa del 15 agosto; il ristabilimento della Compagnia nel 1812 e, nel 1825, la formulazione di nuovi Capitoli, secondo le norme emanate dal card. Carlo Oppizzoni, arcivescovo di Bologna, al quale verranno presentati nella sua visita pastorale alla Pieve l'11 settembre.

Conferma tale nota il documento originale, con sigillo arcivescovile, del 20 ottobre 1825, trovato nell'archivio parrocchiale, documento in cui si chiama la Compagnia Pia societas, "Pia unione". In seguito la Consulta arcivescovile ritornerà su questa distinzione, fino ad inserirla definitivamente (1908) tra le associazioni di fedeli che si riuniscono solo per funzioni di culto, senza la personalità giuridica e il patrimonio delle vere e proprie confraternite.

Giuseppe Sovrani, che fu eletto anche priore nel 1826 e nel 1836, continuò a essere segretario e a verbalizzare fino al 1847, anno della sua morte; i suoi successori procedono nello stesso stile, annotando con precisione ogni seduta. Mancano solo quelle del 1885, l’anno del centenario, per cui sono lasciate due pagine bianche: con ogni probabilità avrebbe dovuto essere qui riportata la dettagliata descrizione dell'avvenimento, che fu celebrato con grandissima solennità dall'arciprete don Pietro Respighi profondamente devoto alla Beata Vergine dell'Edera, che continuò a visitare anche dopo essere divenuto cardinale e aver lasciato la Pieve, egli ne incrementò il culto e alla sua storia dedicò un quadernetto manoscritto, oggi purtroppo non rintracciabile. Per il centenario ottenne da Papa Leone XIII la concessione dell'indulgenza plenaria.

Il racconto delle ricorrenze - festa del 15 agosto (spostata all'8 settembre solo nel 1900 per la visita pastorale del cardinale Svampa) e congregazione generale - si snoda inalterato fino al 1905, quando il nostro manoscritto si interrompe. Vi è aggiunto però, legato con una cordicella all'interno del volume, un fascicolo con i verbali delle adunanze degli anni 1906-1915. Dopo il 1915 non troviamo più documenti riferiti alla Compagnia della Madonna dell'Edera, ma rimangono attestati della continuità della devozione, tenuta viva dall'altra importante compagnia con cui già una volta si era fusa: quella del Santissimo Sacramento, che ne assunse i compiti e ne continuò la tradizione fino ad oggi.

Antica preghiera alla Prodigiosa Immagine qui venerata nella sua edicola

O Vergine S.S.ma, Madre di Dio, che volesti collocata la tua Santa Immagine in questa edicola, perché fosse in ogni tempo ed in ogni necessità il presidio ed il decoro della nostra terra: e che Ti degnasti di abitare tra noi per condividere le nostre pene e le nostre sofferenze ed essere in tal modo la nostra più dolce speranza; Tu che mediatrice dei celesti favori, Ti mostrasti sempre pronta ad esaudire le suppliche di quanti a te accorsero con fede, accogli pietosa le nostre preghiere. Sii tuttora la nostra celeste Patrona, la potente tutela delle nostre case e delle nostre campagne; ma, specialmente conserva nella virtù e nella grazia le nostre anime. Nessuno di noi offenda il Tuo cuore materno e nessuno venga meno al Tuo affetto. Così, emulando in ogni tempo la devozione dei nostri avi, Ti onoriamo sempre come nostra tenera Madre, conservandoci sempre tuoi degni figli nella santità della vita.
Amen